CAMILLE PISSARRO anarchico idealista

Camille Pissarro - Les Trimardeurs - 1896Sui pittori Impressionisti in generale e su Camille Pissarro in particolare sono stati scritti fiumi di saggi critici; le sue opere sono state studiate ed esposte in ogni angolo del pianeta. Anche nei sintetici testi di storia dell’arte delle scuole medie, quando si parla di Impressionisti, il suo nome compare sempre, essendo stato uno dei partecipanti al gruppo dalla prima esposizione del 1874 fino all’ultima del 1886. Non è un artista eludibile, nella storia dell’arte Pissarro ha giocato in seria A.

Proprio per questo, sintetizzare in poche righe l’importanza della sua opera è un’impresa che intimidirebbe qualsiasi appassionato d’arte, anche ben più attrezzato di me. Quindi non ci provo. Ma l’acquisto fortuito e fortunato di una sua litografia originale (venduta tra l’altro come riproduzione!! e acquistata quindi per una cifra ridicola) mi fornisce lo spunto per raccontare un lato della sua biografia meno conosciuto, quello dell’impegno politico, che ha caratterizzato soprattutto gli ultimi anni della sua vita.

Fin dagli anni ‘80 dell’Ottocento, a cinquant’anni passati, Pissarro frequentava i circoli socialisti; successivamente, grazie alla lettura di alcuni testi di Kroptkine, rimase affascinato dall’anarchismo idealista e iniziò a frequentare gli ambienti anarchici francesi; la sua visione politica si consolidò ulteriormente nel 1885, con la conoscenza del gruppo dei pittori Neoimpressionisti (Seurat, Signac, Luce, Cross), più giovani di lui e tutti convinti anarchici. Nonostante la sua indole bonaria e pacifica fosse evidente a chiunque lo conoscesse anche solo superficialmente, nella Francia di quegli anni, terrorizzata dai complotti rivoluzionari e dalle cospirazioni comuniste, Pissarro fu considerato un personaggio più che sospetto. Nel 1894, dopo l’uccisione del Presidente Carnot da parte dell’anarchico italiano Sante Caserio, la polizia francese rispose con una feroce repressione, arrestando senza troppi scrupoli artisti e intellettuali che gravitavano nell’ambiente, compreso Dumas figlio e il pittore Maximilien Luce. Pissarro decise quindi prudentemente di varcare il confine e di spostarsi in Belgio per qualche mese, così come fecero molti altri intellettuali e artisti francesi (il geniale disegnatore satirico Steinlen, per esempio). E’ proprio di questi anni l’incontro con Jean Grave, al quale restera’ sempre legato da profonda amicizia. Jean Grave era un giornalista militante anarchico che aveva pubblicato nel 1892 il saggio La societe’ mourante et l’anarchie, immediatamente sequestrato e distrutto; per questo libro era stato anche incarcerato, con l’accusa di induzione al saccheggio, alla morte, alla rapina, all’incendio. La repressione e la censura però non erano riusciti a fermarlo: proprio nel 1894 Grave decise di fondare infatti la rivista anarchica Les Temps Nouveaux, che con alterne vicende venne stampata fino al 1914.

Questa litografia è figlia proprio dell’incontro di questi due personaggi: per finanziare la rivista, in perenni ristrettezze economiche e sempre sull’orlo del fallimento (c’è da stupirsi, d’altronde, che alla fine dell’Ottocento una rivista di carattere anarchico riuscisse a permettersi una tiratura di 8.000 copie…..), Pissarro e molti altri artisti donarono negli anni disegni, incisioni e litografie: alcune servivano ad illustrare gli articoli della rivista o la copertina, altre, stampate a parte, venivano vendute sciolte o in album per contribuire alle spese di gestione. Pissarro donò alla rivista solo tre litografie originali (la mia è una di queste) ma si offrì per ben due volte di ripianarne le perdite. Un gesto generoso, soprattutto se si considerano le precarie condizioni finanziarie che lo hanno angustiato quasi fino alla fine della sua vita. Pissarro in effetti viene ricordato per la sua indole cordiale, generosa e altruista che si è manifestata – oltre che con gesti concreti di aiuto agli amici in difficoltà – anche nell’appassionato ed entusiastico sostegno ai colleghi più giovani o magari non ancora apprezzati dalla critica, com’erano ai tempi Cezanne e Seurat, fatto ancor più apprezzabile in un ambiente, quello artistico, che era invece spesso teatro di invidie e litigi.

Pissarro ha dedicato all’arte e all’ideale politico la medesima passione, come è possibile dedurre dalle lettere scritte al figlio Lucien, tradotte e pubblicate da Eleuthera (Mio caro Lucien, lettere al figlio su arte e anarchia). Una lettura che consiglio a tutti quelli che sono interessati a capire sia la personalità dell’artista che l’ambiente artistico nel quale si è mosso. Attraverso le sue parole ho visto scorrere le figure dei mercanti e dei collezionisti, i grandi maestri Cezanne, Monet, Renoir e Degas, ma anche i tanti suoi colleghi oggi dimenticati; ho partecipato alle sue amarezze, insoddisfazioni e – sembra incredibile – insicurezze. Le lettere al figlio sono piene di consigli tecnici (Lucien era impegnato a costruirsi una propria e autonoma formazione artistica) ma anche di riflessioni personali sulla situazione politica francese e sul mercato dell’arte; contribuiscono a tratteggiare il ritratto di un artista profondamente idealista, sorretto dal sogno di una società più giusta, dotato di una grande umanità e modestia. Il connubio di queste qualità, non proprio frequenti purtroppo, mi ha affascinato molto di più che le sue opere, che ho guardato sempre con occhio distratto, attratta piuttosto da quelle di altri suoi colleghi Impressionisti.

Pissarro pensava che l’arte potesse aiutare la trasformazione della società denunciando la miseria, attaccando le istituzioni, preparando l’arrivo di un’era più giusta, in questo ricollegandosi al pensiero dei pittori Realisti francesi.  Effettivamente in questa litografia riesce a fondere l’anima compassionevole di Millet alla carica denunciataria di Daumier: i contadini e la loro condizione di vita pre-industriale, i vagabondi, gli esiliati, i mendicanti, i disoccupati senza fissa dimora e tutte le forme di ingiustizia sociale, sono i temi della maggior parte dei suoi disegni e delle sue incisioni di questo periodo; nel 1889 pubblica tra l’altro l’album Le Turpitudini sociali, con 22 disegni molto critici e denunciatari che ricordano tantissimo i disegni di Daumier. Non ha mai tradito queste sue convinzioni, che non lo aiutavano certo a trovare il consenso del mercato. Al figlio Lucien, quasi per spiegare a se stesso il poco successo delle proprie opere, scriveva

Je crois fermement que nos idées imprégnées de philosophie anarchiste se déteignent sur nos œuvres et dès lors sont antipathiques aux idées courantes

Tornando alle litografie regalate da Pissarro all’amico Grave, due furono realizzate nel 1896, stampate nel 1898 in bianco e nero all’interno dell‘Album des Temps Nouveaux: Les Porteuses des Fagots e Les Trimardeurs, conosciuta anche come Les Sans Gite, Les Errants o Les Miseréux. La terza opera, La Charrue, fu regalata nel 1901 ed è l’unica litografia a colori di tutta la sua produzione. Relativamente alle prime due, le informazioni non sono chiare nè complete: sul catalogo generale della sua opera grafica risultano stampate 300 copie su carta Holland più alcune prove di stampa su carta Ingres. Aline Dardel, studiosa che si è occupata di censire tutti i disegni e le incisioni pubblicate da Les Temps Nouveaux, menziona però una tiratura complessiva di 250 cadauna. In rete compare invece nella versione su carta Van Gelder Zonen o su papier de Chine, mentre la mia è su papier de Chine incollata su carta Sainte-Marie.

Notazione tecnica finale: la carta China è una carta estremamente sottile e compatta, utilizzata dall’inizio del XIX secolo, perfetta per la stampa delle incisioni; spesso veniva applicata su un supporto più resistente in fase di stampa.

Per chi vuole approfondire

Loys Delteil , Jean Cailac – Camille Pissarro: L’oeuvre Gravé et Lithographie – The Etchings and Lithographs : Catalogue Raisonné

Aline Dardel – Les Temps nouveaux, 1895-1914: Un hebdomadaire anarchiste et la propagande par l’image

Camille Pissarro - Les Trimardeurs - 1896
Camille Pissarro – Les Trimardeurs – 1896 – Litografia – 8 prove di stampa numerate – Tiratura definitiva 13 su carta Ingres e 300 su Holland paper – V Stato su V – Pubblicata da Les Temps Nouveaux

Le due altre litografie pubblicate da Les Temps Nouveaux

 

Un pensiero su “CAMILLE PISSARRO anarchico idealista

  1. Fiammetta, in-te-res-san-tis-si-ma…e come scrivi bene!! Ho letto davvero con grande piacere il tuo studio, perché al di là dell’ approfondimento sulla litografia, hai fato emergere in modo esauriente l’intera personalità del pittore (mi procurerò Mio caro Lucien).Io ho sempre guardato Pissarro con un occhio di riguardo, in parte stimolata dal fatto che era stimato da Cézanne, ma anche perché ho sempre trovato nei suoi quadri una sorta di umiltà , che gli faceva onore. La tua litografia è bellissima e la mia ammirazione per il tuo occhio di falco cresce a dismisura. Spero a presto il tuo prossimo articolo, sempre più convinta che la tua è stata una stupenda idea, decisamente originale.

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