TULLIO PERICOLI, L’elisir d’amore

Tullio Pericoli - L'Elisir d'amore - 1995Nel 2004, quando ho acquistato dal solito rigattiere dietro casa questa acquaforte di Tullio Pericoli, non conoscevo affatto L’elisir d’amore di Donizetti e tanto meno il filo sottile che la legava a quest’opera. Mi ricordo di aver riconosciuto il suo stile di disegno così caratteristico e la sua firma apposta in basso; tanto è bastato per convincermi al volo ad acquistarla: apprezzavo da sempre i suoi disegni, le caricature e le strisce che venivano regolarmente pubblicate su Repubblica e L’Espresso.

Ho scoperto poi che Pericoli si è cimentato fin dagli anni ’80 con le tecniche incisorie ed è davvero un artista eclettico, che ha coltivato in parallelo il disegno e la pittura, spaziando tra tematiche e linguaggi diversi, dalla caricatura al paesaggio, dall’illustrazione alla ritrattistica. Famosi sono proprio i suoi ritratti di scrittori e intellettuali (disegni ma anche acqueforti) in cui è riuscito con un tratto leggero a sintetizzare fisionomia, carattere e percorso artistico/letterario di ognuno, così come aveva fatto qualche anno prima nei suoi ritratti/caricatura un altro grande disegnatore americano, David Levine. Proprio Levine, in un’intervista del 2007, includeva Tullio Pericoli fra i disegnatori a lui contemporanei di assoluta qualità.

Tornando all’acquaforte, è stato solo a casa, osservandola meglio, che ho notato il particolare dello spartito musicale con la scritta L’elisir d’amore e a quel punto ho iniziato a documentarmi. L’acquaforte fa parte di una serie del 1995 realizzata contemporaneamente ai disegni per l’allestimento e i costumi dell’opera lirica di Donizetti, andata in scena all’Opernahus di Zurigo lo stesso anno.

La trama del melodramma giocoso in due atti di Donizetti, proposto per la prima volta nel 1832 al Teatro Canobbiana di Milano, è una trama leggera: schermaglie d’amore, pozioni magiche farlocche, fraintendimenti, ripicche, gelosie amorose, il tutto ovviamente a lieto fine.

Da una parte quindi un’opera che è un po’ una fiaba, dall’altra un disegnatore/pittore che si è contraddistinto per la poeticità e la delicatezza delle sue visioni fiabesche. Nulla di strano quindi se qualcuno ha giustamente pensato di avvicinarli. Il risultato è stato convincente: costumi coloratissimi e scenografia raffinata hanno contribuito al successo dello spettacolo, tanto che nel 1998 Pericoli è stato incaricato dal Teatro alla Scala di Milano di curare l’allestimento di scene e costumi della stessa opera, ancora replicata nel 2001 e infine nel 2015. L’Opernhaus di Zurigo si è rivolto poi di nuovo a lui nel 2002 per la scenografia e i costumi de Il Turco in Italia di Gioacchino Rossini. Ed ecco scoperta un’altra sfaccettuatura della sua già poliedrica attività artistica.

Uomo schivo e poco interessato ad apparire, in un’intervista rilasciata a Repubblica nel 2017 ammetteva con serenità, “difficilmente farò parte di alcuni importanti circuiti dell’arte contemporanea”. E raccontava con amarezza un episodio avvenuto nei primi anni 80, quando faceva parte della scuderia della Galleria Marconi di Milano, insieme a Tadini e Baj.

“Sono stato per circa dieci anni, dal 1974 al 1984, un artista di una galleria importante di Milano: lo Studio Marconi. Ero legato mani e piedi alle sue decisioni. Con qualche piccola deroga. Nel senso che potevo anche vendere personalmente qualche lavoro, a patto di passare una percentuale alla galleria. È vero, almeno fino al momento in cui andai da Giorgio Marconi per concordare a quanto doveva ammontare. A lui non stava bene quello che proponevo. Ma non è questo il punto. Il punto è come reagì. Mi disse: tu qui vali, se noi decidiamo che tu valga, altrimenti non sei nessuno. Capisci? Ero diventato una specie di “stipendiato” il cui talento, ammesso che ci fosse, non dipendeva da me ma da colui che a tutti gli effetti si proponeva come un padrone. (…) Reagii da provinciale deluso. Andandomene e soffrendo tantissimo, perché lasciavo un luogo che avevo amato”.

Non è facile sentire parole così sincere e modeste, soprattutto da un artista. Il fatto poi che preferisca il silenzio del suo studio milanese alle luci della ribalta del mercato dell’arte lo riempie ai miei occhi di ulteriori virtù. Per altro il mercato dell’arte si è ultimamente accorto di lui: oltre alle numerose pubblicazioni, mi è capitato di vedere esposte al mondanissimo MIART alcune sue tele di paesaggio; leggo poi di numerose esposizioni in giro per l’Italia. Magari negli importanti circuiti dell’arte contemporanea riuscirà veramente a entrare, nonostante la sua innata ritrosia.

Tullio Pericoli - L'Elisir d'amore - 1995
Tullio Pericoli – L’elisir d’amore – Acquaforte e acquatinta – 1995 – lastra 435 x 330 mm – Esemplare 30 tiratura 100 – Stamperia Upiglio Milano

Bibliografia

Edizioni Galleria Ceribelli – Tullio Pericoli, Opera incisa – 2014

In coda, per chi volesse avere un’idea delle scenografie e dei costumi de L’elisir d’amore, il trailer dello spettacolo della Scala.

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