Novecento di carta

Ecco finalmente a Milano una mostra interamente dedicata alle opere su carta dei maestri italiani del Novecento. Per gli appassionati un’eccezionale occasione per vedere una parte delle ricche e preziose collezioni pubbliche e private (da tutte le raccolte museali civiche milanesi e dalla Collezione di Intesa San Paolo) di disegni, stampe e grafica. Non voglio dire che non capiti mai di ammirare le opere su carta dei grandi artisti, ma quasi sempre esse sono a corredo di mostre dedicate principalmente alle opere pittoriche perché, purtroppo, la pittura è considerata in generale più’ accattivante per attrarre il grande pubblico. Il Comune di Milano ha forse finalmente deciso di disvelare questo prezioso patrimonio nascosto – e quindi sconosciuto ai più; speriamo che questa mostra sia l’inizio di una rivalutazione generale della grafica, da troppi anni considerata in Italia la sorella minore della pittura. Fa ben sperare anche l’organizzazione della prima edizione della Milano Graphic Art, un fine settimana dedicato alla grafica d’arte che ha visto impegnate gallerie d’arte, laboratori e stamperie. Non so se l’iniziativa ha avuto successo e se sarà replicata l’anno prossimo, comunque lo considero il primo segno di una nuova attenzione per questo bistrattato settore dell’arte, in crisi di pubblico da parecchi anni ma anche, fino ad ora, poco sostenuto da iniziative pubbliche che ne aumentino la visibilità.
Tornando alla mostra, sono entrata al Castello Sforzesco gia’ emozionata, come se andassi a un incontro importante; all’ingresso della sala sono stata accolta da una citazione, stampata a grandi lettere proprio all’inizio del percorso espositivo, del collezionista e critico d’arte Vittorio Pica (la cui collezione, ora alla Raccolta Stampe Bertarelli, è in parte qui esposta) che non poteva essere di migliore auspicio:
             Una cartella di stampe può contenere una somma di gradimento estetico non                          minore di una sala di pinacoteca                                                                                             Le opere presenti (disegni, acquaforti, puntesecche, litografie, pastelli) sono esposte in ordine cronologico, raggruppate per nuclei di collezione o per tematiche e coprono il periodo di un secolo circa, dagli anni settanta dell’Ottocento agli anni Settanta del Novecento. L’esposizione effettivamente è molto ricca e piena di sorprese: accanto ad opere di grandi nomi della storia dell’arte sono affiancate grafiche di artisti meno conosciuti al grande pubblico ma di grande interesse e di sicuro godimento. Non conoscevo per esempio Anselmo Bucci o Edgardo Chahine e le loro straordinarie punte secche; ignoravo la figura di Augusto Colombo o di Ugo Valeri, avevo una superficiale conoscenza dei commoventi disegni realizzati al fronte durante la Grande Guerra.

Anche la selezione di grafiche degli artisti universalmente conosciuti è particolare e sorprendente: di Wildt sono esposti due stupefacenti lavori: un grande disegno a matita e carboncino (Autoritratto sulla croce) e una preziosa litografia (Sudario). Ci si può immergere nelle atmosfere della Belle Epoque con le eleganti punte secche di Boldini, di Rassenfosse, di Bucci o con la tempera su carta di Dudovich. Poi ci si può poi tuffare nelle Avanguardie con alcune tempere su carta di Boccioni o assaporare il ritorno all’ordine degli artisti del Novecento con alcuni disegni straordinari di Sironi. Non manca ovviamente Morandi, presente con la sua acquaforte più famosa del 1928 Grande natura morta con la lampada a destra, un cult assoluto. Anche il periodo dopo la Seconda Guerra Mondiale è ben rappresentato: fra tutte le opere esposte quelle che mi hanno più emozionanto sono state sicuramente l’imponente acquaforte acquatinta di Afro e le tre serigrafie di Burri. Ma ovviamente c’è molto altro, anche una piccola sezione dedicata ai libri d’artista e una sezione dedicata ai realismi in bianco e nero degli incisori cari a Testori, come Federica Galli e Gianfranco Ferroni.

Ero una dei pochi visitatori, questo sabato mattina. Non c’erano masse oceaniche in fila davanti alla biglietteria, peraltro unica per tutte le collezioni del Castello Sforzesco e della mostra (anche il biglietto non è disgiunto). Dal punto di vista dell’amatore una situazione perfetta, una parentesi di godimento estetico in assoluta solitudine. Mi auguro però che in questi due mesi di apertura l’afflusso di pubblico non sia stato sempre così. Certo la posizione defilata dell’ingresso, mal segnalato, al piano interrato (tanto che sembrava di entrare nel piano guardaroba/servizi del Castello) e la mancanza di manifesti pubblicitari grandi e posizionati nei posti giusti non giova alla visibilità della mostra. A quando una mostra così preziosa a Palazzo Reale?

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Castello Sforzesco – Sale Viscontee – 23 marzo/1 luglio 2018 – a cura di Claudio Salsi

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