MAX KLINGER, Amore Morte e Aldilà

Max Klinger - Amore, morte, aldilà - 1881Ho acquistato questa acquaforte di Max Klinger per compensare una decisione sofferta (quella di cancellarmi dall’Ordine degli Architetti dopo 29 anni) e per sancire il passaggio definitivo a una nuova professione (quella dell’insegnante) e a nuovi interessi (la grafica d’arte). Non potevo trovare un’immagine più simbolica di questa: la Morte a cavalcioni di un funereo veicolo porta in giro Amore, che armato di arco e frecce, cerca la sua prossima vittima da far cadere innamorata; dietro a loro incalza la figura indefinibile dell’Aldilà; all’orizzonte un paesaggio struggente ma vagamente inquietante. Rischio di fare dietrologismo da quattro soldi cercando di trasformare quest’acquisto fatto d’impulso in una scelta cosciente e meditata – lo so – ma è vero che in quel momento la professione di architetto, che mi aveva impegnata per oltre due decenni, era finita, conclusa, morta; mi muovevo in un territorio professionale ancora da esplorare – quello della scuola – che mi sembrava un terreno scivoloso e navigavo a vista appagata soltanto dalla mia nuova passione per la storia dell’arte. Oggi riesco a spiegare solo così la familiarità che sentivo per questa acquaforte in particolare, pur apprezzandone tante altre sue, ugualmente fascinose.

Sì, sono proprio tante le acqueforti di Klinger di cui innamorarsi. Navigando in rete ho scoperto l’esistenza di una neuropsichiatra italiana, collezionista seriale di Klinger, che dopo la prima incisione acquistata – un vero colpo di fulmine – ha poi continuato la collezione arrivando ad averne un numero ragguardevole, più di un centinaio, che hanno costituito il nucleo di una mostra organizzata a Bologna nel 2014. Di questa mia, al di là del significato simbolico che le ho assegnato a posteriori, mi ha affascinato la composizione paratattica, che ricorda i fregi neoclassicila pulizia formale della linea, che anticipa di fatto il gusto Art Nouveau, oltre – ovviamente – alla sua capacità di trasportarmi in un attimo, come pochi altri artisti sanno fare, in un’atmosfera sospesa e sognante. Potenza della figurazione Simbolista! – di cui Klinger è sicuramente uno degli interpreti più raffinati.

Ma torno alla mia acquaforte. Un momento dopo aver fatto d’impulso questo acquisto ho iniziato le ricerche: l’acquaforte è l’ultimo foglio di una serie di 12, intitolata Intermezzi, Opus IV, dedicata da Klinger al mercante d’arte berlinese Hermann Sagert (proprio quello che lo aveva spronato all’inizio della sua carriera artistica ad approfondire la tecnica dell’incisione) e pubblicata a Monaco nel 1881 dall’Editore Theo Strofer con una tiratura non identificata e ristampata successivamente solo su richiesta. I fogli della serie non hanno una sequenza logica: molti hanno per soggetto i centauri, alcuni trattano episodi della vita di Simplicius, personaggio tratto dai racconti seicenteschi di Christoffel Von Grimmelshausen, altri sono delle immagini allegoriche o fantastiche che fanno da intermezzo o aprono e chiudono la serie. Quando pubblica questo ciclo, Klinger ha appena 26 anni ed è nel momento d’oro della sua produzione incisoria.

Concentrati soprattutto nel decennio 1878-1887, i cicli di incisioni pubblicati da Klinger sono 14, per un totale di quasi 400 fogli. Le sue visioni sono popolate da angosce e tormenti, impersonati da fantasmi e mostri, ma sono anche piene di desiderio per la bellezza, l’armonia, la musica e la sensualità in tutte le sue forme. Uno dei temi centrali nell’arte di Klinger  sarà infatti sempre  la figura  femminile, musa ispiratrice e soggetto peccaminoso al contempo, vittima della società e del contesto sociale, e allo stesso tempo protagonista di tormentate storie d’amore, dominatrice del cuore e dei desideri dell’uomo. 

La sua produzione grafica, la Griffelkunst (l’arte dello stilo, come la chiamava lui, una commistione tra disegno e grafica, ovvero tutte le tecniche su carta connotate da un rigoroso uso del bianco e nero) è stata consistente e di grande impatto per gli artisti suoi contemporanei e per le generazioni seguenti. Klinger assegnò un ruolo centrale alla grafica, che considerava il vero organo dell’immaginazione delle belle arti, cioè il mezzo espressivo per eccellenza per narrare in forma poetica la metà oscura del mondo ed esprimere la propria interiorità. E’ stato però anche un artista poliedrico, che ha teorizzato ancora prima delle Secessioni la necessità dell’unità e della commistione tra i tanti settori specialistici del mondo delle belle arti, alternando alla Griffelkunst la pittura e la scultura. Lo troviamo infatti coinvolto nella realizzazione di cicli decorativi, grandi dipinti e monumenti scultorei polimaterici. Di questi ultimi, il più famoso è senz’altro quello dedicato a Beethoven, collocato all’interno della XIV Esposizione della Secessione Viennese dedicata al grande compositore nel 1902, quella per intenderci all’interno del Palazzo della Secessione per la quale Klimt realizzò il celebre Fregio di Beethoven. Il monumento di Klinger era collocato nella grande sala espositiva centrale, come una sorta di baricentro dell’intera mostra: un evidente tributo al suo valore, confermato anche dalla mostra che l’anno precedente, sempre li’, la Secessione gli aveva dedicato.

La grandezza di un artista si misura anche dai tributi che gli vengono riconosciuti post mortem. Se e’ abbastanza logica l’influenza che esercito’ sugli artisti di area tedesca a lui contemporanei (Franz Von Stuck, per esempio, che fondo’ poi la Secessione di Monaco ed ebbe con lui un’amicizia che durò’ tutta la vita), nel caso di Max Klinger e’ interessante notare come ne abbiano parlato in modo entusiasta e reverente anche artisti successivi che hanno fra loro ben poco in comune, come De Chirico – e poi i Surrealisti –  e Kathe Kolwitz – e gli espressionisti tedeschi. Segno questo, se ce ne fosse bisogno, della complessità della sua arte, con molteplici piani di lettura e capace di parlare alle diverse anime delle Avanguardie artistiche del primo Novecento: i primi sono rimasti affascinati dalle sue visioni oniriche leggibili in chiave psicoanalitica e simbolica, per i secondi il suo saggio Pittura e Disegno pubblicato nel 1891 fu il punto di partenza per le sperimentazioni nel campo della grafica. Vale la pena leggere quello che questi due grandi artisti del XX secolo hanno scritto per commemorare la sua scomparsa.

Klinger è stato l’artista moderno per eccellenza. Moderno non nel senso che che oggi si da a questa parola, ma nel senso di uomo cosciente che sente l’eredità di secoli e secoli d’arte e di pensiero, che vede chiaramente nel passato, nel presente e in se stesso (De Chirico, saggio all’interno de “Il Convegno”, 1920)

Ha toccato tutti i registri della vita, ne ha colto la potenza, la magnificenza, la tristezza e le ha interpretate per noi (Kathe Kollwitz, discorso al suo funerale, 1920)

L’apprezzamento nei confronti della sua opera grafica arrivò non solo dal mondo artistico ma anche da parte di un importante compositore che Klinger – a sua volta appassionato di musica e lui stesso ottimo musicista dilettante – amava moltissimo: Brahms. A quest’ultimo dedicò nel 1894, in occasione del sessantesimo compleanno del musicista, la sua serie più spettacolare, la Brahmsphantasie Opus XII, nella quale il compositore è, oltre che il dedicatario, titolo, protagonista e soggetto: è composta infatti da 41 incisioni che traggono la loro ispirazione dagli spartiti di Brahms  e sono concepite come una sorta di prolungamento visivo della musica (tra l’altro Brahms ricambierà la stima dedicando a Klinger una delle sue ultime composizioni, lo spartito dei Quattro Canti Seri). Brahms commentando la Brahmsphantasie scrive:

Una gioia davvero rarissima me l’ha data la Fantasia su Brahms […] Sono quarantuno disegni e acqueforti che hanno per base miei Lieder e, infine, il Canto del destino. Ma non sono illustrazioni nel senso comune, bensì stupende meravigliose fantasie. (…) Vedo la musica, vedo le belle parole che l’accompagnano e senza che me ne accorga i suoi disegni mi coinvolgono; contemplandoli mi sembra che la musica continui a risuonare all’infinito ed esprima così tutto ciò che avrei voluto dire, più chiaramente di quello che avrebbe potuto la musica e tuttavia con altrettanto senso di mistero e di anticipazioni. (…) Ma alla fine devo pensare che ogni arte è la stessa cosa e si esprime con lo stesso linguaggio.

Sull’onda dello stesso concetto di universalità dei linguaggi delle arti Klinger utilizzerà per i suoi 14 cicli la numerazione Opus, proprio come fanno i musicisti. 

Piccola notazione finale da collezionista: le incisioni di Klinger hanno un prezzo di mercato abbastanza abbordabile. Unica eccezione, a quanto ho potuto scoprire, è L’isola dei morti, acquatinta e acquaforte del 1890 ispirata al celebre dipinto di Bocklin, che fu tirata in soli 30 esemplari numerati e firmati e che, quindi, ha un valor di mercato notevole. Di tutte le altre ho sempre visto in vendita esemplari non firmati e non numerati, accessibili a tutte le tasche, derivati dallo smembramento delle cartelle originali delle quali spesso non si conosce la tiratura.

Qui sotto la serie completa di Intermezzi, Opus IV

Max Klinger - Amore, morte, aldilà - 1881
Max Klinger – Amore, morte, aldilà – 1881 – Acquaforte acquatinta – Serie Intermezzi Opus IV – Tiratura sconosciuta EditoreTheo Strofer

 

 

2 pensieri su “MAX KLINGER, Amore Morte e Aldilà

  1. E’ però degno di nota che il Salamon, nel suo “La collezione di stampe”, del 1971 (Mondadori), avesse proclamato “Urbi et Orbi” che Klinger era ormai giustamente dimenticato, affermazione su cui ovviamente non ero per nulla d’accordo (tuttora posseggo una quindicina di fogli) e che in breve tempo venne smentita dai fatti.
    Uno svarione non da poco.
    Nello stesso volume pubblicava la foto di una bella litografia di Alexandre Lunois (autore che invito a conoscere) pur senza mai menzionarlo in tutto il testo stampato.
    Sconcertante, se non altro per me che raccolgo opere di Lunois da anni e anni (ne ho più di 200, mi piacerebbe riproporle in una mostra).

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