Pulcinella e gli gnocchi, TIEPOLO e il Gran Tour: curiose convergenze

Questa incisione, proposta recentemente in asta in un lotto unico assieme ad altre con soggetti più tradizionali, spiccava per la sua evidente diversità: la caricatura di Pulcinella con una grande pancia e un prominente nasone, riverso a terra, forse stroncato dal troppo vino o da una grande abbuffata. Non ho acquistato il lotto solo per lei, intendiamoci, le altre mi interessavano, ma questa mi incuriosiva in modo particolare. In basso a sinistra la scritta Tiepolo del indicava l’autore del disegno da cui è tratta l’incisione; in basso a destra la scritta originaria era stata abrasa.

Forse è necessario un breve chiarimento per chi non bazzica il mondo delle stampe antiche: fino all’avvento della fotografia e anche per alcuni decenni successivi, le incisioni erano il mezzo con cui riprodurre e divulgare le immagini. Vi erano validi incisori di riproduzione (che riproducevano opere di altri) e vi erano poi artisti che utilizzavano l’incisione come mezzo espressivo autonomo. Nel bordo inferiore delle stampe era uso fornire i chiarimenti necessari, quindi chi era l’inventore del dipinto o del disegno che si stava riproducendo, chi era l’incisore materiale della lastra e spesso anche chi stampava. I termini incisi in basso a sinistra come del/delineavit, inv/invenit, pin/pinxit seguiti dal nome indicavano l’artista che avava concepito e realizzato l’opera originale; fec/fecit, inc/incidit, sculp/sculpsit indicavano invece chi aveva materialmente inciso la lastra che riproduceva l’opera originale; exc/excudit forniva infine indicazioni sullo stampatore della lastra, oggi potremmo dire la tipografia o la stamperia. Nella mia incisione le informazioni erano monche: una mano furbetta aveva abraso l’indicazione dell’incisore della lastra, forse per lasciare intendere ai meno esperti che l’incisione in questione fosse di mano di Tiepolo, cosa che ne avrebbe notevolmente aumentato il valore.

Mi restava dunque la curiosità di capire chi fosse stato l’autore di questa acquatinta che riprendeva perfettamente in controparte un disegno (appartenente alla Collezione Eugene Thaw e ora alla Morgan Library) a penna e inchiostro diluito di Giambattista Tiepolo, che in effetti, accanto ai luminosi affreschi che decoravano le volte dei palazzi dei potenti d’Europa, aveva coltivato in modo sistematico l’interesse per la caricatura. Considerandolo un genere autonomo, Tiepolo ha eseguito più di 300 caricature nell’arco della sua vita, soprattutto negli anni ’50 e ha conservato e rilegato questi fogli con la stessa cura con cui conservava i bozzetti preparatori per le grandi opere a fresco. Le sue caricature, eseguite con un tratto veloce ed elastico, non risparmiavano nessuno: aristocratici, frati, avvocati, ubriachi, adulatori, ghiottoni; esse oggi ci regalano un divertente ritratto della società veneziana di metà Settecento. All’interno di questa serie troviamo anche numerosi disegni che hanno per soggetto Pulcinella, la maschera napoletana maldestra e scanzonata, sempre alle prese con i propri bisogni corporali. Nella serie, chiamata dei Pulcinella e i postumi della Festa degli gnocchi, vi compaiono tanti Pulcinella occupati prima a rimpinzarsi allegramente di questo piatto veronese (tradizionale del venerdì grasso) e poi a smaltire le scorpacciate e le sbornie carnevalesche nel sonno più profondo.

Proprio perchè questa serie di caricature di Giambattista erano state realizzate per se stesso e non per un committente, ero convinta che l’esecutore della mia incisione dovesse essere qualcuno legato alla famiglia Tiepolo, qualcuno che poteva avere libero accesso a questi fogli privati. Inoltre, poichè la carta su cui è stampata è settecentesca, con vergelle e filigrana ben visibili, ragionavo che la stampa potesse essere coeva o forse di poco successiva alla morte di Tiepolo, avvenuta nel 1770. Forse l’autore era il figlio Giandomenico, che al soggetto di Pulcinella aveva dedicato sia gli affreschi della sua villa di Ziniago che addirittura una raccolta di disegni per i propri figli (Divertimento per li ragazzi)? Già mi apprestavo a cercare in biblioteca e a consultare il catalogo generale dell’opera incisa di Giandomenico Tiepolo, quando mi è capitato di conoscere, in modo del tutto fortuito, un antiquario milanese (proprietario di uno dei negozi di stampe antiche più fascinoso di Milano, il cui sito consulto spesso quando voglio lustrarmi gli occhi o cercare informazioni sulle stampe – infatti ha pressocchè tutto), che mi ha dato in un attimo la soluzione del mistero. L’autore dell’incisione è l’Abate Jean-Claude Richard de Saint Non, un aristocratico francese a cui, obiettivamente, non sarei mai arrivata da sola.

Il personaggio però merita qualche informazione in più, che ci permette di spiegare – tra l’altro – perchè e come possa essersi trovato vis à vis col disegno di Tiepolo. Cadetto di un’aristocratica casata francese, viene obbligato dalla famiglia a prendere i voti. Poco interessato alla carriera ecclesiastica ed invece amante dell’arte e della musica, riesce comunque nel 1747 a ritagliarsi un incarico al Parlamento, a frequentare in contemporanea l’atelier di Boucher e ad apprendere le tecniche di incisione all’acquaforte e acquatinta niente meno che dall’incisore di corte di Luigi XV, Johann Georg Wille. Lo storico dell’arte Georges Grappe ci riporta la descrizione di un uomo istruito e amabile, tarchiato e grassoccio, le gote rosse, il viso tondo e pieno, il naso appuntito e sensuale, le ciglia lunghe e arrotolate, le labbra sottili, il ritratto di una donna delicata e spirituale travestita da prelato. Questa descrizione non me lo fa immaginare come un fiero e coraggioso parlamentare difensore di battaglie politiche; eppure nel 1752, come tutti i parlamentari che si erano opposti alla Bolla Papale Unigenitus (che si scagliava contro i Giansenisti ed era voluta fermamente dal Re) viene esiliato a Poitiers per un paio d’anni. Al suo ritorno a Parigi nel 1754 capisce di amare di più l’arte che la politica: abbandona la carica parlamentare e poco dopo gli viene assegnata l’Abbazia di Pothières. Nel 1759 però decide di seguire la sua vera vocazione, quella artistica, e decide di intraprendere un viaggio in quella che allora era considerata la Patria dell’arte, l’Italia.

Eccolo quindi inserito nel circuito del Gran Tour, il viaggio di formazione culturale imprescindibile per qualsiasi artista o rampollo dell’aristocrazia europea, che toccava tutte le più importanti città d’arte italiane: Venezia, Bologna, Firenze, Roma e – imperdibile in quegli anni – Napoli, dove erano stati da poco iniziati gli scavi di Pompei ed Ercolano. Durante il viaggio, che dura fino al 1761, conosce gli artisti Honorè Fragonard e Hubert Robert (che gli forniranno i disegni per le sue future acquaforti) e numerosi intellettuali, scrittori e collezionisti d’arte. Fra questi il conte Francesco Algarotti, cliente, mecenate e protettore personale di Tiepolo che possedeva nella sua vasta collezione proprio il disegno di Pulcinella sdraiato dal quale è tratta la mia incisione. Et voilà, cerchio chiuso.

Tornato in Francia, il nostro Abate decide di incidere all’acquaforte e à lavis (una tecnica simile all’acquatinta) i disegni/appunti di viaggio presi da lui stesso e dai suoi compagni di Tour, che costituiscono la Recueil de griffonis, de vües, paysages…/ gravés tant à l’eau forte qu’au lavis par M. l’abbé de Saint-Non… d’après différents maîtres des écoles italiennes et de l’école française, pubblicata presumibilmente nel 1778. All’interno di questa eterogenea raccolta compare come tav. 91 il Pulcinella sdraiato. Questa pubblicazione anticipa di poco l’altra sua più famosa e monumentale che è Voyage pittoresque ou Description des Royaumes de Naples et de Sicile, pubblicata nel 1781-1786 in ben 4 tomi, uno dei più importanti libri di viaggio di tutto il Settecento, di cui è curatore e mente ideativa. Il tour, voluto dall’Abate, viene capitanato e organizzato nel 1777/78 dal Barone Dominique Vivant Denon, a capo del gruppetto di disegnatori e incisori sguinzagliati in giro per il sud d’Italia; a lui dobbiamo il testo originale che doveva accompagnare le magnifiche e pittoresche illustrazioni. Le due raccolte di incisioni devono avere avuto un certo successo, perchè vengono stampate anche negli anni successivi; della Recueil de Griffonis sono conosciute 7 ristampe successive fino al 1805-1810. Sembrerebbe una storia a lieto fine, questa dell’Abate che voleva fare l’artista e alla fine riesce a seguire la propria vocazione. In realtà le spese per queste due accurate e costose pubblicazioni, stampate in proprio, dissanguano le sue finanze; e la Rivoluzione qualche anno dopo lo priverà anche delle risorse della sua Abbazia, tanto che morirà in povertà nel 1791.

Ancora una notazione sulla tecnica à lavis con la quale ha probabilmente realizzato il mio Pulcinella: era una tecnica veloce che permetteva di imitare perfettamente i disegni a inchiostro diluito. Si lavorava sulla lastra di rame a pennello con un acido che incideva direttamente la superficie metallica e creava gli stessi effetti delle ombre date sulla cartacon l’inchiostro acquarellato. Ma la tecnica aveva l’inconveniente di non permettere che poche buone stampe, perchè il contrasto del chiaro-scuro tendeva presto a scomparire; fu soppiantata per questo motivo dalla tecnica di incisione all’acquatinta, che permetteva lastre più resistenti alle alte tirature. Della Recueil de Griffonis sono stati trovate delle prove di stampa acquarellate e si è potuto capire qual’era il suo metodo operativo: tracciava dapprima solo il segno all’acquaforte, poi sulla prova di stampa simulava con l’inchiostro il chiaro-scuro e questa era la base per il suo successivo lavoro à lavis sulla lastra.

Di seguito alla mia incisione è postato il disegno originale di Tiepolo e un disegno a inchiostro con lo stesso soggetto attribuito addirittura al figlio Giandomenico e proposto ad un’asta nel 2013 all’esorbitante cifra di 10.000 euro. L’artefice di questa attribuzione non si è nemmeno reso conto che il disegno è in controparte rispetto all’originale, quindi è probabile che sia stato tratto dall’incisione di Sain Non e non dal disegno di Tiepolo…. Mi spiace per l’acquirente.

Jean-Claude Richard de Sain Non – Punchinello couché – 1765 – maniera a lavis – Tav.91 della serie Recueil de Grifonis….- 1778 (?) – su carta vergellata con filigrana IHS sormontata da croce dentro un cerchio – lastra mm 146 x 193
Giambattista Tiepolo – Drunken Punchinello – Penna e inchiostro diluito – Collection Eugene Thaw/Morgan Library

Disegno di Giandomenico Tiepolo – Indigestione di Pulcinella – Lotto n. 0013 Capitolium art – 25 novembre 2013

Per qualche notizia in più sulla raccolta in cui compare questa acquatinta è consultabile alla Biblioteca d’Arte del Castello Sforzesco un saggio di Jean De Cayeux Introduction au catalogue critique des Griffonis de Saint-Non – 1964 (Estratto da: Bulletin de la Societè de l’Histoire de l’Art Français).

 

Un pensiero su “Pulcinella e gli gnocchi, TIEPOLO e il Gran Tour: curiose convergenze

  1. Io sono letteralmente affascinata dai tuoi percorsi d’indagine che ti conducono a scoprire il vero. Dev’essere una grande soddisfazione quando ti accorgi di aver fatto centro. Questo articolo è forse sì un po’ troppo lungo, ma per gli altri, non per me. E poi la tua competenza sta diventando sempre più riposante, perché aiuta a capire con facilità. Detto questo, il confronto tra le due incisioni rivela uno stacco incredibile: è la stessa immagine , ma quella del Tiepolo vola, è di grande bellezza, mi ha molto colpita.
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